Quante volte abbiamo sentito dire che “gli animali agiscono solo per istinto”? È una frase che circola ancora molto, ma quando parliamo di gatti, questa affermazione non solo è riduttiva, ma rischia di farci perdere completamente il vero significato dei loro comportamenti.
Che cos’è veramente l’istinto?
Un comportamento istintivo è una risposta automatica, stereotipata e mediata da circuiti neurali primitivi che bypassano completamente i centri superiori di elaborazione. Si tratta di risposte filogeneticamente antiche, cablate nel sistema nervoso, che non richiedono apprendimento né elaborazione emotiva.
Esempio paradigmatico: il riflesso di retrazione
Quando un essere umano tocca accidentalmente una superficie ustionante, la mano si ritrae prima ancora che il segnale doloroso raggiunga la corteccia cerebrale e generi la consapevolezza cosciente del dolore. Questo avviene perché:
- I nocicettori cutanei inviano un segnale attraverso le fibre afferenti al midollo spinale
- A livello del corno dorsale spinale, si attiva un arco riflesso polisintatico
- I motoneuroni efferenti attivano immediatamente i muscoli flessori
- La mano si ritrae in 50-80 millisecondi, mentre il segnale impiega circa 150-200 millisecondi per raggiungere la corteccia somatosensoriale
Non c’è elaborazione, non c’è valutazione, non c’è emozione: è una risposta automatica pre-programmata che protegge l’organismo da danni tissutali immediati.
Il gatto non è una macchina programmata
La realtà scientifica ci racconta una storia molto diversa: gran parte delle risposte comportamentali del gatto non sono puramente istintive, ma emotive. Questo significa che dietro ad ogni comportamento c’è un’emozione che guida, orienta e dà significato a ciò che vediamo.
Il protagonista di questo processo è il sistema limbico, quella parte del cervello che viene definita “cervello emozionale”.
Che cos’è il sistema limbico?
Il sistema limbico è un insieme di strutture cerebrali profonde che hanno un ruolo centrale nella vita emotiva e comportamentale del gatto. Le principali sono:
- L’amigdala: coinvolta nella percezione della paura, dell’ansia e delle minacce
- L’ippocampo: essenziale per la formazione dei ricordi, soprattutto quelli legati a esperienze emotive
- L’ipotalamo: regola le risposte fisiologiche allo stress, la motivazione e molte funzioni corporee
Queste strutture lavorano insieme per permettere al gatto di:
- Percepire ed elaborare emozioni come paura, piacere, frustrazione, ansia
- Formare ricordi associati a esperienze positive o negative
- Attivare risposte corporee correlate allo stress, alla motivazione e al benessere
In sintesi: il sistema limbico fa sì che il gatto non “reagisca meccanicamente”, ma elabori, senta e decida come rispondere sulla base della propria esperienza emotiva.
Perché è importante distinguere istinto ed emozione?
Ridurre tutto all’istinto significa perdere il vero messaggio che il gatto ci sta inviando. Ogni comportamento ha:
- Una causa
- Un’emozione guida
- Una funzione precisa
Quando interpretiamo un comportamento come “istintivo”, rischiamo di non chiederci:
- Cosa sta provando il mio gatto?
- Quale bisogno non è soddisfatto?
- Quale esperienza passata sta influenzando la sua risposta?
- Cosa posso fare per aiutarlo?
Un comportamento, quindi, ha sempre una componente motivazionale ed emotiva. Il gatto che si strofina contro di te non sta semplicemente “marcando”: sta esprimendo affiliazione, sicurezza, piacere. Il gatto che si nasconde sotto il letto non sta “solo” evitando: sta gestendo una paura, un’insicurezza, un disagio.
I gatti sentono, elaborano, ricordano
Comprendere il comportamento felino richiede quindi un cambio di prospettiva: il gatto non esegue “automatismi”, ma agisce in base a ciò che sente e a ciò che ha vissuto. Questo significa che la qualità delle esperienze, l’ambiente, la relazione con il custode e la gestione quotidiana influenzano profondamente il suo benessere psicofisico.
Ed è proprio qui che risiede la vera chiave interpretativa: capire il gatto significa riconoscere che dietro ogni sua azione esiste un sistema emotivo attivo, un apprendimento costante e un vissuto che orienta le sue scelte comportamentali.
– In conclusione –
Smettere di pensare al gatto come ad un animale “istintivo” e iniziare a vederlo come un essere emotivo cambia completamente la prospettiva. Ogni comportamento diventa una finestra sul suo mondo interiore, un’opportunità per ascoltarlo meglio e rispondere ai suoi bisogni in modo più profondo e rispettoso.
In altre parole, non basta osservare ciò che fa: dobbiamo chiederci cosa prova e quali esperienze hanno modellato quella risposta. Solo così possiamo offrirgli un ambiente adeguato, migliorare la relazione e promuovere un reale benessere.













